La storia dell'igiene - Cantello: prodotti e macchine per la pulizia disinfezione e igiene

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La storia dell'igiene



La storia della detergenza parte da molto lontano e si perde nella notte dei tempi.
I nostri avi non avevano altro che il sapone con il quale pulivano ogni cosa.
Già dal 2800 a.c. i babilonesi ottenevano il sapone facendo bollire grassi e cenere.
Sino dal 1500 a.c gli Egiziani descrivono ricette per ottenere un prodotto simile al sapone.
Intorno al 300 a.c. i Galli scoprono il processo di saponificazione.
Nel Medioevo la saponificazione diventa un mestiere e si producono diversi tipo di sapone per diversi utilizzi dalle pulizie di casa alla pulizia personale.
Nell‘800 la Francia grazie alla disponibilità di materia prima (olio soprattutto) ma anche grassi animali si specializza nella produzione di sapone e nel 1746 il sapone viene iscritto nella farmacopea francese.
Le cose cominciano a cambiare solo dopo la II Guerra Mondiale quando sul mercato arrivano i primi detersivi di origine chimica.
Chi oggi ha compiuto almeno 60 anni non può non ricordare il famoso pulcino nero o l’uomo in ammollo o le sorprese del famoso Tide.
Ma perché dopo 4000 anni abbiamo sentito la necessità di cambiare?
Forse per lo stesso motivo per cui abbiamo inventato i treni, le auto, gli aerei, ecc. Perché la tecnologia ci ha permesso di ridurre tempo e fatica ottenendo migliori risultati con un prezzo magari inferiore.
Dagli anni 50 quindi è stato un crescendo esponenziale di prodotti sempre più evoluti.
Nei primi anni anche piuttosto invasivi per l’ambiente (visto che i primi detersivi non erano biodegradabili)  ma poi sempre più green e rispettosi per l’ambiente sino ad arrivare oggi ai prodotti eco.
Questo cambiamento generazionale non è da implicarsi ai fabbricanti ma ai nostri governi che sensibilizzati dalle problematiche hanno stretto le corde intorno al collo dei prodotti troppo inquinanti o pericolosi vietandone l’utilizzo ed introducendo sempre più materie prime meno inquinanti.
Oggi quindi le industrie sono costrette non sempre dall’etica ma dalle leggi ad offrire prodotti meno impattanti per l’ambiente e qualcuno abusa di queste restrizione per farsi bello agli occhi del mercato e sfruttare l’onda verde per fare businnes.
Ma perché dopo 4000 anni abbiamo sentito la necessità di cambiare?
Forse per lo stesso motivo per cui abbiamo inventato i treni, le auto, gli aerei, ecc. Perché la tecnologia ci ha permesso di ridurre tempo e fatica ottenendo migliori risultati con un prezzo magari inferiore.
Il sapone era senza dubbio eco ma aveva anche dei problemi. Con un’acqua troppo dolce faceva troppa schiuma mentre con un’acqua dura non lavava efficacemente. La tecnologia ci ha permesso di risolvere questi problemi dandoci la possibilità di avere prodotti più performanti.
E poi, oggi, chi avrebbe il tempo per utilizzare il sapone come un tempo?
Chi potrebbe fare il bucato impiegando magari un intero giorno?
Chi penserebbe di lavare un pavimento con le scaglie di sapone?
Chi laverebbe i piatti con il sapone come mia nonna?
Quindi oggi la tecnologia ci ha dato una mano e certamente ne nel tempo abbiamo abusato.
Ben venga quindi e per primi siamo concordi nel rispetto ambientale ma vero però.
Stiamo infatti assistendo al fenomeno del green wascing , cioè spacciare per rispettosi dell’ambiente prodotti che in realtà non lo sono e sono solo specchietti per le allodole.

Prendiamo ad esempio questo componente.
Come si può vedere il fabbricante assegna ben due foglioline verdi e dice che si tratta di un tensioattivo di origine naturale.
Ora non sta dicendo il falso ma è anche vero che questo prodotto è stato chimicamente modificato è non ha nulla da spartire con il prodotto di partenza e non si trova in natura e non può essere considerato un prodotto naturale.
E’ come dare un bicchiere di vino al nipotino di tre anni perché altro non è che succo d’uva. Certo non è sbagliato ma la fermentazione ne modifica la struttura e non ha più nulla da spartire con il prodotto di partenza che effettivamente era una spremuta d’uva.
Altri vendono prodotti ecologici con questi componenti:
Inf. a 0,2% C.I. 74180; inf. a 5% alchildimetilbenzil ammonio cloruro, profumo (limonene), butildiglicole, metasilicato pentaidrato; tra 5 e 15% (tensioattivo non ionico) alcooli grassi di cocco poliglicoleteri, dipropilenglicole monometiletere, sale inorganico di potassio.
Questo prodotto viene venduto come ecologico ma peccato che proprio il alchildimetilbenzil ammonio cloruro sia un prodotto etichettato come dannoso per l’ambiente e poi c’è un profumo allergizzante come il limonene.
Con questi esempi potremmo andare avanti all’infinito ma ciò che vogliamo dire è che l’ecologia nel campo della detergenza è un discorso molto complesso. Un detersivo veramente ecologico è quasi irrealizzabile o meglio.... realizzabile ma con discutibili effetti pulenti. Possiamo invece produrre detersivi rispettosi dell’ambiente ma al tempo stesso altamente efficaci aiutandoci con un pò di chimica.
Utilizzare la tecnologia per fare meno fatica e ottenere migliori risultai in fondo non fa poi cosi male.
Prendiamo la bici a pedalata assistita, l’aiuto che ci da il motore elettrico permette a tutti di farsi un bel giro nella natura, fare movimento ma senza essere un ciclista professionista.
Vogliamo paragonare quindi un giro in e-bike ad un giro in moto solo perché abbiamo un motore?

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